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Vorrei vedere il blog di :

Pasqua 2013
Commenti : 4
fabra il 31-Mar-2013 in Generica
Auguri di Buona Pasqua a tutti
Asino Grigio Viterbese
Commenti : 22
Biacione il 29-Mar-2013 in Generica
Dopo diversi anni di impegno nella selezione e nello sviluppo della razza grigio viterbese, ovviamente aiutati da tutti gli allevatori che sono stati coinvolti in questo bel progetto, finalmente siamo lieti di poter dire che da qualche giorno esiste ufficialmente l’Asino Grigio Viterbese. E’ stato aperto il registro della razza gestito dall’A.I.A.
A tal proposito vorrei invitare tutti gli interessati alla festa della Roccaccia 2013 a Tarquinia presso la sede dell’Università Agraria dove quest’anno si effettuerà la presentazione della razza con annessa rassegna. Quest’anno l’asino sarà protagonista di questa festa con eventi che riguarderanno tutte le varie attività di cui è protagonista. Vi aspettiamo numerosi
l'andatura del gambero?
Commenti : 17
platero il 17-Mar-2013 in Generica

Nelle ultime settimane il tempo per fare cose insieme è stato poco, sebbene intenso. I piccoli passi nella strada intrapresa, pian piano ci portano avanti. Come in una lenta progressione in montagna, dove ogni sforzo, ogni fatica ed ogni rischio portano a salire sempre di più. Ma la fatica spesso è tanta. Non solo per la concentrazione “mentale”, che richiede di focalizzare i propri pensieri e il proprio interesse verso una specifica direzione, cercando di non inciampare nelle trame di altri coinvolgimenti che la realtà quotidiana ci offre (o, a volte, ci impone di affrontare), ma anche per la fatica fisica, che comporta compiere determinate operazioni o affrontare determinate situazioni.
Forse a questo punto è consigliabile una premessa, per chiarire fin da subito che voglio raccontare una mia esperienza, anzi una mia emozione, personale, e che non è mia pretesa, né mio intento, captare l’interesse di tutti. Vorrei solo che questo mio blog venisse preso per quello che è: un racconto che serve a me per dipanare un groviglio di emozioni e una resoconto di alcuni fatti, che magari qualcuno riuscirà a comprendere meglio di me e a fornirmi utili suggerimenti.
Non tutti siamo uguali. Non tutti abbiamo le stesse aspirazioni, non tutti abbiamo gli stessi sogni, come è naturale e giusto che sia. Dei 1920 iscritti a Raglio.com credo che solo una piccola parte sia interessato a girovagare con l’asino fuori dal recinto, per un’ora, un giorno o per tanti giorni.
In questo blog racconto, con umiltà, il nostro incedere, che spesso ha l’andatura dei gamberi: tre passetti avanti e un balzo indietro.
Ogni giorno nel tempo che stiamo insieme, attraverso le cose che facciamo insieme, i giochi, le carezze, l’addestramento, impariamo a conoscerci di più. Ormai intuisco una energica musata di affetto, o un morso di compiacimento, o di dominanza, un attimo prima che arrivino. So che devo guardarmi alle spalle, quando c’è troppa euforia in giro... Prevedo un diniego quando mi accorgo, in ritardo, che la mia è una richiesta sciocca. E intuisco quando sarai disponibile al mio invito a coricarti per farmi salire in groppa o a saltare l’ostacolo al mio “fai hop e ti do il toh!”. So che se porti il basto o lo zaino per asino, ti comporti con senso di responsabilità. So che pesi oltre trecento chili e che nei nostri sentieri ripidi, in discesa puoi scivolare e travolgermi.
Voglio fare un bel cammino con te, e so che anche a te piacerà, perché “sento” la tua gioia , quasi la tua fierezza, quando siamo in giro. E voglio che ci prepariamo come conviene. Perciò penso, mi guardo attorno, cerco le persone dalle quali poter imparare qualcosa, mi occupo dei tuoi zoccoli (che sembravano tanto inadeguati, l’estate scorsa, e ora sono quasi perfetti e… scalzi!), penso all’attrezzatura, alle difficoltà, all’allenamento.
Ogni nuova cosa, che sia una campanella da appenderti al collo, che sia un picchetto cui legarti, te la presento con cautela, e non mi sorprendo della naturalezza con cui tu l’accetti, da subito, sereno riconfermandomi, ogni volta, la tua fiducia.
Apprezzo la tua pazienza e la tua sopportazione nel subire i miei goffi sforzi per metterti il basto, troppo pesante per me, in rapporto alla tua e alla mia statura, pertanto cerco di allenare spalle e braccia e di acquisire la tecnica giusta per fare meno fatica.
E poi, quando c’è più tempo, si va! la passeggiata di ieri, sole splendente ed aria fredda, un percorso ad anello, sconosciuto per me, ma un amico ci accompagna, 7 ore di cammino, forti dislivelli, tu col tuo zaino d’asino, con dentro anche una pietra per bilanciare il piccolo carico, io col mio zainetto che odora di te.
La solita strada fino al passaggio a livello, vie cittadine col traffico del sabato mattina, poi il sentiero, ripido, stretto, con massi come scalini, scivoloso di foglie. “ Che ripido! in discesa avrei timore a scendere” esclamo, mentre il tuo cloppete cloppete è irregolare, come il sentiero, come il nostro respiro affannoso.
Poi incrociamo una pista antincendio, e tu quasi trotterelli dal sollievo. Un’ora e il bosco lascia il posto a dei prati, quattro case, il fumo del pranzo sul camino. Ed ecco una griglia larga mezzo metro, su un canaletto profondo mezzo metro. Di solito non ci fai caso, invece ti fermi, risoluto. Insisto: niente. Questa è una novità: non ti preoccupi mai di griglie e tombini. Prendiamo da un pollaio lì vicino due listelli di legno e li posiamo sulla griglia, picchietto sul metallo, rilassata, e tu capisci che non c’è nulla da temere, fai un balzo (e questo non va bene, dovresti camminarci sopra) e proseguiamo. Attraversato il paesino, scendiamo per una breve ripida mulattiera e arriviamo in un bellissimo prato. Ci fermiamo a mangiare, son le due passate. Non ti lego, tu pascoli laggiù, poi lì, qui, qua sopra “ no dai, lascia stare il mio sacchetto!” Lo so che non ti allontani, di do la libertà di farlo, e allora non lo fai. Vado dietro ad un masso per una necessità, e tu, non vedendomi più là vicino al nostro amico, ti metti in allarme parti a cercarmi. Pepitino d’oro, quanto bene mi vuoi!
Ritiro nel tuo zaino il mio sacchetto, semi vuoto, e ci incamminiamo attraverso il prato, verso il ponte in pietra.
E’ un ponte ad arco in pietra, con muretti per spallette, solido, largo, apparentemente privo di insidie… (metto la foto, così lo vedete). L’amico è avanti, io per nulla prevenuta al riguardo, son tranquilla, nessuna tensione, cammino normalmente, ma tu ti arresti. Chissà cosa vedi, cosa senti. Me lo domando, poi lo chiedo a te. Fingo disinvoltura e ti tiro. Niente. Mi accosto al tuo testone e ti parlo con calma, con tono che a me sembra convincente, più ancora degli argomenti che adduco, ma niente. Sembra che non mi credi. Provo a ridacchiare, a prenderti in giro, come quando ad un bimbo che non ti saluta si chiede se il gatto gli ha mangiato la lingua. Ma tu mi ignori. Penso a tutte le volte in cui ho constatato la tua fiducia in me. Provo a percorrere avanti e indietro il ponte. Ti do conferma che è solido. Niente. Con un modo di fare tipicamente umano, ricorro al tasto emozionale, attraverso il ponte, imbocco il sentiero e mi nascondo (vergognandomi un po’… ). Tu ti allarmi, ragli disperato, corri lungo il bordo del prato verso la scarpata del ruscello, ma il ponte non lo prendi nemmeno in considerazione. Riapparvo. Lascio che il nostro amico provi a tirarti con tutta la sua forza: misero tentativo! Allora prendo dal tuo zaino una corda lunga per fartela passare dietro ai posteriori, sulle cosce e tirare, secondo una tecnica assai diffusa, non mi sento sicura e rinuncio. Sono davvero perplessa: nel luogo della villeggiatura estiva c’è un ponte simile e tu lo passi senza neppure farci caso, quando ti aggiri libero per conto tuo. Perché questo ponte no? E’ uguale Pepito, anzi, è più corto e con spallette più alte e perciò più sicuro. Staticamente è stabile e rigido. Passa! dai! Niente da fare.
Eccoci qua a pensare a come tornare a casa, e si è fatto tardi. Di guadare il ruscello non ci penso nemmeno: so che io finirei a mollo e che Pepito resterebbe sulla riva, asciutti anche gli zoccoli, a guardarmi con commiserazione. Perciò possiamo scegliere tra 8 km di carrozzabile prediletta dalle moto per i suoi tornanti (soprattutto in un sabato soleggiato di Marzo) o tornare da dove siamo venuti. Scelgo la seconda soluzione. I parapetti metallici stradali sono un nostro problema, questo almeno lo so già, non come per la novità della paura dei ponti. Ci avviamo. Son mortificata con il nostro amico, ma questo posso anche sopportarlo. Son sconfortata per me, per noi: ma dove crediamo di andare, in cammino cloppete cloppete se neppure riesco ad avere garanzia su quelle che consideravo certezze acquisite? I guard-rail sul vuoto lo so che li temi. Questo è un ostacolo sul quale dobbiamo lavorare, ma le griglie e i ponti no. Non sono un problema. A volte sembra che non ti accorgi neanche che li stai attraversando. Come posso far progetti grandiosi se non posso esser certa che non ti arresterai per un cancello, un colore, un suono, che prima neppure parevi percepire? cosa regola queste tue emozioni? o sono capricci? Perché ti infili fiducioso nelle strettoie dei dissuasori, che altri rifiuterebbero, perché cammini su lamiere o teli di plastica dimenticati per terra? perché infili la testa dentro al finestrino delle automobili e ti specchi nelle vetrine? Devo aspettarmi che tutto possa cambiare così, senza apparente motivo? E se andiamo lontano e terminata la nostra vacanza non vuoi più salire sul camion? Ci trasferiamo a vivere là? Tutto questo pensavo, mentre camminavo a ritroso, nel percorso sul territorio e nel percorso di addestramento e preparazione. Che sconforto. Ed ecco che non mi accorgo che hai appena oltrepassato la griglia, quella dell’andata, senza neppure farci caso. Invece di rallegrarmi sono sempre più confusa… E non riesco a non pensare a quel sentiero ripidissimo e pieno di scalini e col fondo scivoloso di foglie che già era difficile in salita.
Ma poi lo imbocchiamo e dobbiamo andar giù. Procediamo così: ti fermo, lascio due metri di longhina e faccio tre passi, mi metto al sicuro dalla parte a monte o contro ad un albero e ti faccio fare quel metro e mezzo, e così ancora e ancora e ancora. Ci impieghiamo più di un’ora. Son zitta e tu sei attentissimo. Cado, ma ti arresti a pochi centimetri. Il mio amico non può aiutarci, perciò fa delle foto. Mi serviranno per controllare la mia e la tua posizione, le tue orecchie e il tuo atteggiamento, la stabilità dello zaino d’asino: potrò imparare delle cose, come sempre. Arriviamo in fondo, siamo stanchi, ma tra un’altra oretta saremo al recinto. Sei stato bravissimo! Ma rimane la sconfitta del ponte. La consapevolezza che con te non posso avere certezze, per ora. Ma voglio che sia di sprone per lavorare ancora e tanto a costruire il nostro rapporto di fiducia, voglio parlare con chi ha più esperienza, voglio leggere e capire, e provare, provare, provare. Voglio che anche a te vanga questa voglia!
Arrivati al recinto, salutato l’amico, ti lego, ti scarico e ti controllo gli zoccoli, mentre Pesca, dopo averti dato il benvenuto, reclama il suo fieno. Quando ti libero mi cammini intorno, poi fai la soma, e te ne stai lì in piedi fermo, stanco, lo sguardo rivolto lontano, mentre finisco i lavori. Poi vi do il fieno e vi mettete a mangiare. Mi carico in spalla il tuo zaino e mi avvio verso la mia macchina: tu smetti di mangiare e corri al cancelletto, a salutarmi. Mi si apre un sorriso. Si Pepito, siamo ancora amici.
Riflessioni sull’empatia e sulla consapevolezza
Commenti : 17
jolly il 17-Mar-2013 in Generica
A quanti è capitato di avere a che fare con persone che ti guardano come se fossi completamente impazzito se ti sentono parlare col tuo asino?
Ti guardano con quell’espressione come a dire “Povera matta…ma pensa sul serio che capisca qualcosa: è solo un animale?”

Le mie quattro signore, ultimamente, han patito come ho patito io in questo periodo. Non parlo di patimento fisico: sempre e comunque pulite, nutrite, strigliate.
Ultimamente ho avuto momenti di tristezza e di rabbia allo stato puro. E loro, ahime, ne sono state consapevoli. E ora me ne rendo conto appieno.
Dopo la dipartita di Jolly, all’inizio, non ho notato cambiamenti evidenti. Ma poi…
Quando quella mattina sono entrata nel ricovero e l’ho visto li, per terra, col suo testone appoggiato alla parete, con gli occhi spalancati e fissi, sono stata folgorata dalla consapevolezza di cosa era successo. E’ stato come perdere dieci anni tutti in un colpo…come qualcosa che si rompesse dentro. Un misto fra disperazione, rabbia e incapacità.
Disperazione per la perdita.
Rabbia per tutte le volte che mi son sentita dire “ è giovane, cosa vuoi che gli succeda…”
Incapacità di non essere riuscita a risolvere la spinosa situazione.
E tristezza.

*********************

E poi devi riprenderti in un attimo, chiamare di corsa il veterinario (che stava già arrivando per altre faccende), la guardia comunale, sentirsi dire quello che GIA’ si era capito da soli…
E poi, non poteva certo stare li.
Ed allora prendi del fieno e lo spargi in parte al ricovero per spostare le signore e “distrarle” per poter spostare quei poveri e miseri resti.
E ti tocca trascinarlo, altro metodo non c’è. Allora corri a prendere un asciugamano e lo metti almeno sotto la testa. E lo trascini. Apri il cancelletto, cerchi di farlo passare e ci riesci. Poi alzi lo sguardo e vedi.
Vedi che ti stanno guardando con fili di fieno che pendono dagli angoli della bocca, ma non ci fai caso, non c’è tempo. Lo trascini per altri 15/20 metri e lo copri con un telone.
Fai tutto quello che devi fare ma non pensi.

*********************

Ora è passato un po’ di tempo e mi rendo conto che quasi tutto è cambiato.
Cosa hanno pensato quando ci han visto trascinare via Jolly in quel modo?
E poi, quando sentivano in me tutto questo turbinio di pensieri ed emozioni?
Hanno capito e non hanno capito: immagino che dipenda anche dal bagaglio di esperienza personale.
Perla è la più “vecchia”, quella che è stata “sballottata” da un proprietario all’altro. Ne deve aver visto di cotte e di crude. E’ quella che meno ha risentito perché probabilmente ha compreso cosa è successo ed il perché delle mie azioni.
Hilde ha già avuto l’esperienza della morte e, di conseguenza, ha già visto il triste rituale. Quando è morta Tina erano insieme ed erano inseparabili. Anche lei è rimasta immutata nei suoi atteggiamenti. Lei ha capito.
Ma le "piccole"?
Heidy ha fatto “tre passi indietro”. Quando era arrivata era inavvicinabile, ma quando è nata Pepita ed ha visto che io ero ben accetta da mamma Perla, mi ha concesso la sua fiducia. Ora ha ricominciato a studiarmi ed è intimidita. Si lascia mettere la cavezza, accetta a stento di farsi strigliare e spazzolare, ma non ne vuole più sapere di uscire con la longhina…e mi “schiva” se può.
Pepita. La mia piccola e adorata Pepita…ha paura di me. Non mi cerca più…anzi, quasi scappa quando mi avvicino. E questa è stata una botta mostruosa.
Ora sto lavorando di santa pazienza per riacquistare il mio posto nel branco e farmi riaccettare come “persona amica”. Non voglio essere solo quella che porta da mangiare quando hanno fame o che pulisca quando sporcano…voglio ritornare insieme a loro come era prima. Tanta pazienza per fargli ricordare il “prima”…
Non voglio umanizzarli, sto solo cercando di comprenderli.

*********************

“Povera matta…ma pensa sul serio che capiscano qualcosa: sono solo animali?”

Si, capiscono.
Cucina Italiana per Senior
Commenti : 12
heidiepeter il 14-Mar-2013 in Generica
OK, la pappa che è diventato il menzionato nel forum sotto: "fieno" se la sono spappata di gusto.
E dopo aver parlato col signore della GC che mi ha detto che non va messo acqua, gli ho dato un paio di pellettoni interi nel loro consueto contenitore verde,.
Un po perplessi ne hanno presi uno, masticato a metà poi sputato, ripreso e rimasticato e mandato giu con faccia strana, ne hanno mangiato un paio e poi hanno ripreso a brucare l'erba, insomma il prodotto gli è piaciuto proprio molto è solo il modo in cui viene servito che non hanno ancora capito, come probabilmente masticare di nuovo gli sembrerà strano.
Sono rimasta accovacciata accanto controllando che lo inghiottino e ho contato una ventina di masticazione pro pellettone, penso che appena abituati al nuovo sistema questo sia ottimo, loro riprenderanno a masticare usando i denti a dovere nutrendosi di un alimento ottimo e ben dosabile e...Halleluja...facile per me da servire, niente piu forbicione, a tagliar fieno e spaccarsi polsi, mani e gomiti ne spalle dolenti.
Per oggi ne riceveranno solo 5 o 6, domani passo a 200 gr ca. in diverse porzioni distribuite durante la giornata, ma devo prendere una bilancia (quella che ho è rotta)
Incentivo adagio per arrivare a un chilo tra un mese.
primavera!
Commenti : 2
giovactb il 01-Mar-2013 in Generica
Finalmente 1° marzo!!!Sento la primavera fuori e dentro! E la mia asinella Guendalina tra poco arrivarà nella sua nuova casa con i suoi amici cavalli Pedro e Chupito! Spero che inizi una lunga amicizia...
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