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Vorrei vedere il blog di :

l'andatura del gambero?
platero il 17-Mar-2013 in Generica

Nelle ultime settimane il tempo per fare cose insieme è stato poco, sebbene intenso. I piccoli passi nella strada intrapresa, pian piano ci portano avanti. Come in una lenta progressione in montagna, dove ogni sforzo, ogni fatica ed ogni rischio portano a salire sempre di più. Ma la fatica spesso è tanta. Non solo per la concentrazione “mentale”, che richiede di focalizzare i propri pensieri e il proprio interesse verso una specifica direzione, cercando di non inciampare nelle trame di altri coinvolgimenti che la realtà quotidiana ci offre (o, a volte, ci impone di affrontare), ma anche per la fatica fisica, che comporta compiere determinate operazioni o affrontare determinate situazioni.
Forse a questo punto è consigliabile una premessa, per chiarire fin da subito che voglio raccontare una mia esperienza, anzi una mia emozione, personale, e che non è mia pretesa, né mio intento, captare l’interesse di tutti. Vorrei solo che questo mio blog venisse preso per quello che è: un racconto che serve a me per dipanare un groviglio di emozioni e una resoconto di alcuni fatti, che magari qualcuno riuscirà a comprendere meglio di me e a fornirmi utili suggerimenti.
Non tutti siamo uguali. Non tutti abbiamo le stesse aspirazioni, non tutti abbiamo gli stessi sogni, come è naturale e giusto che sia. Dei 1920 iscritti a Raglio.com credo che solo una piccola parte sia interessato a girovagare con l’asino fuori dal recinto, per un’ora, un giorno o per tanti giorni.
In questo blog racconto, con umiltà, il nostro incedere, che spesso ha l’andatura dei gamberi: tre passetti avanti e un balzo indietro.
Ogni giorno nel tempo che stiamo insieme, attraverso le cose che facciamo insieme, i giochi, le carezze, l’addestramento, impariamo a conoscerci di più. Ormai intuisco una energica musata di affetto, o un morso di compiacimento, o di dominanza, un attimo prima che arrivino. So che devo guardarmi alle spalle, quando c’è troppa euforia in giro... Prevedo un diniego quando mi accorgo, in ritardo, che la mia è una richiesta sciocca. E intuisco quando sarai disponibile al mio invito a coricarti per farmi salire in groppa o a saltare l’ostacolo al mio “fai hop e ti do il toh!”. So che se porti il basto o lo zaino per asino, ti comporti con senso di responsabilità. So che pesi oltre trecento chili e che nei nostri sentieri ripidi, in discesa puoi scivolare e travolgermi.
Voglio fare un bel cammino con te, e so che anche a te piacerà, perché “sento” la tua gioia , quasi la tua fierezza, quando siamo in giro. E voglio che ci prepariamo come conviene. Perciò penso, mi guardo attorno, cerco le persone dalle quali poter imparare qualcosa, mi occupo dei tuoi zoccoli (che sembravano tanto inadeguati, l’estate scorsa, e ora sono quasi perfetti e… scalzi!), penso all’attrezzatura, alle difficoltà, all’allenamento.
Ogni nuova cosa, che sia una campanella da appenderti al collo, che sia un picchetto cui legarti, te la presento con cautela, e non mi sorprendo della naturalezza con cui tu l’accetti, da subito, sereno riconfermandomi, ogni volta, la tua fiducia.
Apprezzo la tua pazienza e la tua sopportazione nel subire i miei goffi sforzi per metterti il basto, troppo pesante per me, in rapporto alla tua e alla mia statura, pertanto cerco di allenare spalle e braccia e di acquisire la tecnica giusta per fare meno fatica.
E poi, quando c’è più tempo, si va! la passeggiata di ieri, sole splendente ed aria fredda, un percorso ad anello, sconosciuto per me, ma un amico ci accompagna, 7 ore di cammino, forti dislivelli, tu col tuo zaino d’asino, con dentro anche una pietra per bilanciare il piccolo carico, io col mio zainetto che odora di te.
La solita strada fino al passaggio a livello, vie cittadine col traffico del sabato mattina, poi il sentiero, ripido, stretto, con massi come scalini, scivoloso di foglie. “ Che ripido! in discesa avrei timore a scendere” esclamo, mentre il tuo cloppete cloppete è irregolare, come il sentiero, come il nostro respiro affannoso.
Poi incrociamo una pista antincendio, e tu quasi trotterelli dal sollievo. Un’ora e il bosco lascia il posto a dei prati, quattro case, il fumo del pranzo sul camino. Ed ecco una griglia larga mezzo metro, su un canaletto profondo mezzo metro. Di solito non ci fai caso, invece ti fermi, risoluto. Insisto: niente. Questa è una novità: non ti preoccupi mai di griglie e tombini. Prendiamo da un pollaio lì vicino due listelli di legno e li posiamo sulla griglia, picchietto sul metallo, rilassata, e tu capisci che non c’è nulla da temere, fai un balzo (e questo non va bene, dovresti camminarci sopra) e proseguiamo. Attraversato il paesino, scendiamo per una breve ripida mulattiera e arriviamo in un bellissimo prato. Ci fermiamo a mangiare, son le due passate. Non ti lego, tu pascoli laggiù, poi lì, qui, qua sopra “ no dai, lascia stare il mio sacchetto!” Lo so che non ti allontani, di do la libertà di farlo, e allora non lo fai. Vado dietro ad un masso per una necessità, e tu, non vedendomi più là vicino al nostro amico, ti metti in allarme parti a cercarmi. Pepitino d’oro, quanto bene mi vuoi!
Ritiro nel tuo zaino il mio sacchetto, semi vuoto, e ci incamminiamo attraverso il prato, verso il ponte in pietra.
E’ un ponte ad arco in pietra, con muretti per spallette, solido, largo, apparentemente privo di insidie… (metto la foto, così lo vedete). L’amico è avanti, io per nulla prevenuta al riguardo, son tranquilla, nessuna tensione, cammino normalmente, ma tu ti arresti. Chissà cosa vedi, cosa senti. Me lo domando, poi lo chiedo a te. Fingo disinvoltura e ti tiro. Niente. Mi accosto al tuo testone e ti parlo con calma, con tono che a me sembra convincente, più ancora degli argomenti che adduco, ma niente. Sembra che non mi credi. Provo a ridacchiare, a prenderti in giro, come quando ad un bimbo che non ti saluta si chiede se il gatto gli ha mangiato la lingua. Ma tu mi ignori. Penso a tutte le volte in cui ho constatato la tua fiducia in me. Provo a percorrere avanti e indietro il ponte. Ti do conferma che è solido. Niente. Con un modo di fare tipicamente umano, ricorro al tasto emozionale, attraverso il ponte, imbocco il sentiero e mi nascondo (vergognandomi un po’… ). Tu ti allarmi, ragli disperato, corri lungo il bordo del prato verso la scarpata del ruscello, ma il ponte non lo prendi nemmeno in considerazione. Riapparvo. Lascio che il nostro amico provi a tirarti con tutta la sua forza: misero tentativo! Allora prendo dal tuo zaino una corda lunga per fartela passare dietro ai posteriori, sulle cosce e tirare, secondo una tecnica assai diffusa, non mi sento sicura e rinuncio. Sono davvero perplessa: nel luogo della villeggiatura estiva c’è un ponte simile e tu lo passi senza neppure farci caso, quando ti aggiri libero per conto tuo. Perché questo ponte no? E’ uguale Pepito, anzi, è più corto e con spallette più alte e perciò più sicuro. Staticamente è stabile e rigido. Passa! dai! Niente da fare.
Eccoci qua a pensare a come tornare a casa, e si è fatto tardi. Di guadare il ruscello non ci penso nemmeno: so che io finirei a mollo e che Pepito resterebbe sulla riva, asciutti anche gli zoccoli, a guardarmi con commiserazione. Perciò possiamo scegliere tra 8 km di carrozzabile prediletta dalle moto per i suoi tornanti (soprattutto in un sabato soleggiato di Marzo) o tornare da dove siamo venuti. Scelgo la seconda soluzione. I parapetti metallici stradali sono un nostro problema, questo almeno lo so già, non come per la novità della paura dei ponti. Ci avviamo. Son mortificata con il nostro amico, ma questo posso anche sopportarlo. Son sconfortata per me, per noi: ma dove crediamo di andare, in cammino cloppete cloppete se neppure riesco ad avere garanzia su quelle che consideravo certezze acquisite? I guard-rail sul vuoto lo so che li temi. Questo è un ostacolo sul quale dobbiamo lavorare, ma le griglie e i ponti no. Non sono un problema. A volte sembra che non ti accorgi neanche che li stai attraversando. Come posso far progetti grandiosi se non posso esser certa che non ti arresterai per un cancello, un colore, un suono, che prima neppure parevi percepire? cosa regola queste tue emozioni? o sono capricci? Perché ti infili fiducioso nelle strettoie dei dissuasori, che altri rifiuterebbero, perché cammini su lamiere o teli di plastica dimenticati per terra? perché infili la testa dentro al finestrino delle automobili e ti specchi nelle vetrine? Devo aspettarmi che tutto possa cambiare così, senza apparente motivo? E se andiamo lontano e terminata la nostra vacanza non vuoi più salire sul camion? Ci trasferiamo a vivere là? Tutto questo pensavo, mentre camminavo a ritroso, nel percorso sul territorio e nel percorso di addestramento e preparazione. Che sconforto. Ed ecco che non mi accorgo che hai appena oltrepassato la griglia, quella dell’andata, senza neppure farci caso. Invece di rallegrarmi sono sempre più confusa… E non riesco a non pensare a quel sentiero ripidissimo e pieno di scalini e col fondo scivoloso di foglie che già era difficile in salita.
Ma poi lo imbocchiamo e dobbiamo andar giù. Procediamo così: ti fermo, lascio due metri di longhina e faccio tre passi, mi metto al sicuro dalla parte a monte o contro ad un albero e ti faccio fare quel metro e mezzo, e così ancora e ancora e ancora. Ci impieghiamo più di un’ora. Son zitta e tu sei attentissimo. Cado, ma ti arresti a pochi centimetri. Il mio amico non può aiutarci, perciò fa delle foto. Mi serviranno per controllare la mia e la tua posizione, le tue orecchie e il tuo atteggiamento, la stabilità dello zaino d’asino: potrò imparare delle cose, come sempre. Arriviamo in fondo, siamo stanchi, ma tra un’altra oretta saremo al recinto. Sei stato bravissimo! Ma rimane la sconfitta del ponte. La consapevolezza che con te non posso avere certezze, per ora. Ma voglio che sia di sprone per lavorare ancora e tanto a costruire il nostro rapporto di fiducia, voglio parlare con chi ha più esperienza, voglio leggere e capire, e provare, provare, provare. Voglio che anche a te vanga questa voglia!
Arrivati al recinto, salutato l’amico, ti lego, ti scarico e ti controllo gli zoccoli, mentre Pesca, dopo averti dato il benvenuto, reclama il suo fieno. Quando ti libero mi cammini intorno, poi fai la soma, e te ne stai lì in piedi fermo, stanco, lo sguardo rivolto lontano, mentre finisco i lavori. Poi vi do il fieno e vi mettete a mangiare. Mi carico in spalla il tuo zaino e mi avvio verso la mia macchina: tu smetti di mangiare e corri al cancelletto, a salutarmi. Mi si apre un sorriso. Si Pepito, siamo ancora amici.

Commenti

In questo momento ci sono 17 commenti
Inserito da heidiepeter il 17-Mar-2013 alle 18:03:46

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Bello, bello il tuo racconto, come leggere un libro d'avventura, sentimenti filosofeggiando
Anch'io ho fatto un pensiero sulla sua fermata inesorabile e certo nn ho una risposta pronta, ma mi sono ricordata di aver letto, forse in uno dei miei libri o non so piu dove o forse era sui muli, che a volte si fermano davanti ad un ostacolo che non è esattamente il punto ad essere il problema, ma che percepiscono un pericolo, un problema in agguato, che si presenta piu in là.
Chissà, sarà una mia idea, impressione, ma forse Pepito sapeva che non è bene continuare e vi ha fatti tornare a casa sani e salvi.
Prova a chiederglielo, a occhi chiusi e poi vedi cosa ti balza in mente, dovrebbe essere la sua risposta
Inserito da Mora il 17-Mar-2013 alle 19:03:32

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strano che non voleva passare per questo ponte - non mi sembra poi un ponte difficile per gli asini. Ma guardando il ruscello penso che avrebbe potuto passare di là - io una volta in un trekking avevo problemi con Chaco che aveva paura di una zona paludosa con lastre grandi per passare sopra - gli altri asini passavano, Chaco invece no. Allora decidì di continuare con gli altri 3, lasciando Chaco lì, sperando che poi venisse. E continuai per mezz'ora!!! Poi mi fermai chiedendomi con un po d'ansia se devo andare indietro per cercare Chaco - e in questo momento arrivò galoppando...
Inserito da platero il 17-Mar-2013 alle 19:03:56

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infatti, non è un ponte difficile! e sul ponte dove va in villeggiatura va e viene con naturalezza anche da solo! son rimasta proprio sorpresa, ma... non deve succedere!
Inserito da foxtrot il 17-Mar-2013 alle 20:03:12

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E' sempre bello leggerti Platero, i tuoi racconti sono pieni di emozioni e devo dire che, spesso nelle passeggiate con i miei asini, le ho provate anche io molte delle sensazioni che hai espresso tu.Come bene ti ha detto Heidi, c'è una ragione certa per cui Pepito non ha voluto attraversare quel ponte, per noi incomprensibile, ma una ragione c'è.Tante volte mi trovo assieme ai miei asini nel loro recinto, e li trovo a guardare lontano, immobili, con le orecchie protese, ma io non vedo e non sento nulla, un po' è colpa dell'età che avanza, un po è perchè sono solo umana e certe cose proprio non riesco a percepirle come le percepiscono loro!
Inserito da dentista il 17-Mar-2013 alle 20:03:36

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Gli asini, soprattutto se femmine o in tenera età, hanno atteggiamenti paranoici o schizofrenici? NO!!! SONO SEMPLICEMENTE ASINI E I MULI SONO MULI... E' LA LORO INDOLE, FORSE CHE DIO LI HA FATTI IN MODO SBAGLIATO? NO !!
sai come chiamano a trieste le ragazze? MULE! e il perchè te lo spiego la prossima volta... ostinate e testarde, incomprensibili, ecc
Adesso devo usc ire con mia moglie e con le sue amiche e devo proprio lasciarvi!!!
Inserito da platero il 17-Mar-2013 alle 21:03:07

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povere donne!!
Inserito da jolly il 17-Mar-2013 alle 21:03:27

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Sai tu come vedono il mondo?
...sempre a proposito di cosa sentono/provano gli asini...

Grazie per aver condiviso le tue "peripezie" per quei sentieri impervi.
Mi hai fatto venire in mente delle mie brevi passeggiate lungo il lago con Pepita. La strada è sterrata e pianeggiante larga più o meno due metri. Ad un certo punto, un tratto ha muro in pietra da una parte e staccionata dall'altra. Quando arriviamo li le cose sono due: o si impunta o parte a razzo (con me dietro). Invece con un ponticello con un torrente perennemente in piena con un rumore assordante...non fa una piega. ^_^
Inserito da francescosid il 18-Mar-2013 alle 12:03:05

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Mi sono ritagliato un momento dal lavoro per leggere con calma il blog, ed ho fatto bene, a volte quelle che ci sembrano sconfitte si nascondo agli altri, si danno interpretazioni, tu qui ci parli di rispetto, di fiducia , di amicizia.

Poi ci possiamo confrontare sull'imperizia, su come tecnicamente superare il limite. su come essere seguiti sempre e comunque.
( la corda tirata fuori dallo zaino.... )tu ci insegni che .Le tecniche però partono solo dalla fiducia, dall'educarsi. grazie



Inserito da elcholo il 18-Mar-2013 alle 17:03:32
che spettacolo, troppo bello leggerti ........ questo è quello che io intendo per blog.
emozioni, asini, tecnica, insegnamenti e apprendimento.
sono certo che la prossima volta tutto andrá bene , ho una sensazione.
prova solo ad arrivarci con più tempo a vostra disposizione , meno stanchi e con dentro più tranquillitá.


Inserito da icaro il 18-Mar-2013 alle 21:03:23

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Il comportamento degli asini dinanzi a eventuali (novita') durante le passeggiate lunghi o brevi, sono molto differenti da asino ad asino.Ci sono asini che quando c'è il vento specialmente a favore si fermano e danno di naso sentendo odori strani, si eccitano altri no, c'è chi ha paura dei colori,dei rumori delle novita', come tombini strisce pedonali eccc..chi durante un tragitto fatto abitualmente si accorge che c'è qualcosa di nuovo magari una borsina di nailon anche di due foglie cadute in mezzo alla via o un tronco d'albero caduto al lato passa con paura camminando di traverso e piu' lontano possibile guardandolo con sospetto.Anche un asino addestrato puo' avere queste reazioni 'specialmente da solo,si puo' fermare in situazioni che a noi sembrano normali per lui non lo sono si sblocca se noi riusciamo a pensare come lui mettersi a sedere davanti e guardare intorno cosa puo' essere con pazienza perseveranza senza arrabbiarci che è peggio e senza guardare l'orologio, ricordiamoci che la paura è la salvezza delle prede. Sè invece nel gruppo si trova un asino-a con molta molta esperienza da' fiducia a tutto il gruppo tenendola-o capo fila seguono senza problemi in qualsiasi posto.E' per questo che è molto importante a casa cercare di creare il piu' possibile varianti come una strettoia, un ponticino di legno 'rumori vari' palloncini colorati che ondeggiano strisce colorate ecc..E' molto importante anche la fiducia che l'asino ha verso di noi.Tanto tempo fa' fummo chiamati da un segretario di uno stilista molto noto fiorentino che aveva organizzato la festa del Natale in un vecchio castello in zona il 15agosto.Voleva la diligenza con due ciuchini che portavano i doni agli invitati.Si accetto' senza andare a vedere il luogo come si fa sempre.Sembrava una giornata invernale pioveva a strosci, per entrare nella corte del castello si doveva passare in un ponticino di legno con un entrata stretta buia e altissima che ci passava a fatica la diligenza,confesso mi venne paura per la figura che avremmo fatto se non riuscivamo a passare e vedendo che i ciuchini non erano affatto rilassati.Mi venne un idea,ci si posiziono'davanti a loro con la schiena appoggiata alla loro testa e si parti' ci seguirono tranquillamente si entro' senza problemi e la festa riusci' in pieno , fummo molto felici per la fiducia che ci avevano dato e capimmo l'importanza.Rigardo al comportamento di Pepito forse quel qiorno c'era qualcosa di diverso del solito per tè impercettibile a colpo d'occhio ma molto importante per lui
Inserito da platero il 20-Mar-2013 alle 10:03:14

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Grazie a tutti per il vostro importante contributo di interpretazioni e suggerimenti. Si, come avete scritto, probabilmente Pepito percepiva qualcosa che io non rilevavo, anche se non credo che mi stesse salvaguardando da un pericolo (anche se mi piacerebbe pensarlo!). Forse il versante ad Ovest, in ombra, molto ripido e il bosco fitto, in confronto al verde prato soleggiato ove ci eravamo fermati, e con l’aggiunta di un ponte su ruscello… l’hanno fatto rifiutare. Però, visto che abbiamo dovuto tornare indietro, abbiamo comunque lasciato il prato e imboccato un sentiero ripido e nel bosco, mah… forse l’averlo già percorso arrivando lo rendeva meno ostile…
Senz’altro dò ragione ad Elcholo ed Icaro: avrei dovuto avere più tempo. Sedermi e guardare cosa vedeva lui. Lasciarlo pascolare ancora e poi riprovare. Oppure fare come Mora, andarmene e aspettarlo… sperando!
Icaro, certo poter seguire un asino o un cavallo che dà l’esempio, sarebbe la maniera più facile.
Infine, sono contenta Foxtrot, di “aver dato voce” a quelle che sono anche le tue emozioni, dalle foto che hai pubblicato recentemente vedo che anche tu ti incammini in sentieri difficili!
P.S. per Francescosid: sembrerà strano, ma sento di più il bisogno di scrivere quando ho delle difficoltà, quando devo esprimere “quelle che ci sembrano sconfitte”. Credo che possa servire, a me e agli altri. Anche se non ci faccio una gran bella figura!
Inserito da rasti il 20-Mar-2013 alle 11:03:54

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Buon giorno Poetessa,
la tua pagina di diario puo' sembrare lunga se non la leggi.
No,non lo è abbastanza;la leggi con chiarezza,entusiasmo e interesse tanto da arrivarne alla fine e dirti:"ma come è gia' finita !".Ti cattura...

Sai io sono in accordo con il Pepitone d'oro ,le certezze non servono.

"La certezza crea un ordine verticale della mente la quale diventa incline a subordinare tutte le proprie concezioni a quel supremo principio, in altre parole a gerarchizzare senza pietà i pensieri"G.P.P

Un bravo Asinaro (inteso come amico dell') deve sempre fare i conti con l'imprevedibile,che sia questo un comportamento diverso,una paura o l'ostacolo del giorno.

Con paziente costanza,ardore e, non poche difficolta' siete riusciti a costruire,con piccoli passi avanti e alcuni indietro un legame d'amicizia tra esseri viventi cosi' diversi ma cosi' simili.

Un salutone e una carezza in attesa della vostra prossima Mission: Impossible/Possible ;-)

Inserito da platero il 20-Mar-2013 alle 11:03:31

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"la tua pagina di diario può sembrare lunga se non la leggi."

dovessi un giorno scrivere un libro, nessuna recensione mi renderebbe più felice!

Grazie rasti.
Inserito da francescosid il 20-Mar-2013 alle 13:03:23

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no ci fai proprio una gran bella figura Platero,
anche perchè siamo da troppi scritti abituati al " lieto fine" immediato e non all'attesa del momento giusto .
Questo è quello cercavo di dirti con ammirazione.
Inserito da bruno il 21-Mar-2013 alle 08:03:05

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Caspita, in questi giorni non ho avuto la possibilità di collegarmi e mi ero perso qualcosa di eccezionale.
Stupendo blog, molto coinvolgente, durante la lettura viene spontaneo fare il tifo, ora per uno, ora per l'altra: "dai Pepito, attraversa, fidati di lei, seguila..." e così si arriva alla fine respirando le tue emozioni.
Inserito da platero il 29-Dic-2013 alle 19:12:26

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A distanza di mesi riprendo questo post, anche se io non ne provo il bisogno, ma mi sembra di “doverlo” al Pepito. A Marzo vi raccontai un episodio, visto come un fallimento. Infatti, come scrissi in risposta al commento-n.8- di Francescosid “sembrerà strano, ma sento di più il bisogno di scrivere quando ho delle difficoltà, quando devo esprimere “quelle che ci sembrano sconfitte” . Invece quando sono contenta e soddisfatta, quando si tratta di “vittorie”, non provo l’impellenza di raccontare la mia gioia. Però, prima che l’anno finisca, ho pensato che avrei dovuto completare questo post. Avrei dovuto dirlo a tutti coloro che, coi loro commenti, hanno provato a capire, cercato di interpretare, voluto aiutarmi. Dire che a Giugno Pepito passava tutti i ponti. Siamo andati a vivere insieme, il nostro rapporto di amicizia è diventato ancor più saldo e la sua fiducia è forse aumentata. Forse anche la curiosità di andare oltre… E anche la mia pazienza e la mia calma hanno avuto un ruolo decisivo… Fatto sta che per tutta l’Estate nessun ponte ha interrotto il nostro cammino. Notate: non scrivo che “ormai Pepito passa tutti ponti”, dico che quest’Estate è stato così. Ma il futuro è sconosciuto e non do nulla per scontato. Il passato è un dato di fatto: insieme ce la siamo spassata avanti e indietro su tutti i ponti che incontravamo!
Inserito da heidiepeter il 02-Gen-2014 alle 18:01:16

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I ponti oramai li palleggia il Pepito - ed è quasi certo per la fiducia in te - non scordarti che gli animali leggono il pensiero.

Scrivici anche delle belle cose - lo sai fare cosi bene
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