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Vorrei vedere il blog di :

Un mondo di asini meravigliosi
Commenti : 13
donatella il 02-Lug-2008 in Generica
Non riuscirò mai a guardarle tutte,non riuscirò mai a commentarle tutte,così voglio dire a tutti voi,in una volta sola.......SIETE STUPENDI, SIMPATICI, TENERI, BIRICHINI, FENOMENALI......insomma.... che favoloso mondo di asini,un bacione sul musone a tutti quanti!!!!!!
Il babbo di Giovanni
Commenti : 6
ragliaconnoi il 02-Lug-2008 in Generica
Ho conosciuto il babbo di Giovanni che si chiama Michele e ha 83 anni.Il babbo di Giovanni fin da quando era piccolo piccolo ha sempre avuto uno o due asini , perchè dove viveva l'asino era indispensabile e suo babbo li aveva per fare l'ortolano.Ora , Michele , non fà più l'ortolano ma ha un piccolo orto solo per lui e quando ci và lo fà con il suo asino.Gli sale piano sulla groppa e l'asino stà fermo perchè lui ha 83 anni e potrebbe cadere.Lui non guida l'asino che , ormai abituato , conosce bene la strada e quando arrivano , il babbo di Giovanni che si chiama Michele e ha 83 anni , raccoglie le verdure , zappa e annaffia e l'asino lo aspetta mangiando l'erba circostante.Quando hanno finito l'asino torna casa da solo con Michele sulla groppa , che è stanco e fà fatica a camminare.Arrivati alla borgata di case che non è nemmeno un "paese" c'è la vecchia osteria dove gli anziani giocano a "101" con le carte lunghe.Allora l'asino , che non ha neppure un nome , lui lo chiama semplicemente "l'asino", si ferma e Michele và a bere uno o due bicchieri di vino , a volte tre.L'asino lo aspetta lì fuori ma Michele non può fermarsi a lungo perchè lui , l'asino , ha fretta di tornare a casa.
E' piu saggio di me , dice il babbo di Giovanni che si chiama Michele e ha 83 anni , senza di lui non saprei come fare.
Prima uscita nel vasto mondo
Commenti : 4
pantagruele il 30-Giu-2008 in Generica
ANABASI ovvero: viaggio in territori sconosciuti e ostili

Partiamo per le vacanze, stavolta Agnese non viene con noi, i cani, il gatto e il pappagallo li abbiamo affidati ai miei genitori, che, comunque, li considerano già come membri della famiglia.
In congelatore c’è già pronta la razione in sacchetti monodose per i cani, il gatto va a crocchini, al pappagallo basta riempire la mangiatoia e cambiare l’acqua nel beverino ogni ¾ giorni.
Agnese è un po’ più impegnativa.
Quindi mi metto in cerca di un posto dove la tengano a pensione.
Cerco, naturalmente, il luogo più vicino (così evito di noleggiare un trail).
A poco più di un km. dalla stalla c’è un maneggio.
Vado a chiedere se possono ospitare un’asinella per un mese a pensione completa.
“Non c’è problema, magari la metto assieme a un pony, così non si fanno male.”
E qui ci deve essere stata una incomprensione.
Io dico asinella per la giovane età di Agnese, e quando penso a pony, mi immagino una di quelle bestie irsute e tarchiate che usano per avviare all’equitazione i bambini.
Mi mostra il recinto prescelto e il futuro coinquilino: un animale macilento con occhi sporgenti, delle dimensioni di una capra di media statura, dall’aspetto decisamente fragile, più un muppet che un cavallo.
La mia espressione deve essere stata eloquente, perchè il gestore mi chiede:
“Esattamente, quant’è grande questa asinella?”
Stavolta faccio un gesto con la manina a mostrare l’altezza.
Commento: “ beh, vedremo, intanto portala”.
Nelle ore immediatamente successive, chi fosse transitato nelle vigne che si affacciano sul torrente Marano o sugli argini, avrebbe potuto incontrare uno strano soggetto con una vecchia Vespa 125 che si aggirava con fare noncurante con la prima ingranata.
L’esplorazione ha dato i suoi frutti: Agnese potrà arrivare a destinazione con solo 50 mt di strada asfaltata, altrettanti di pista ciclabile/pedonale, e un guado carrabile di pochi metri.
Il resto tutta campagna percorribile senza fare danni (argini, carraie e capezzagne).
La spedizione parte la domenica mattina di buon’ora per ridurre al minimo la possibilità di incontrare veicoli motorizzati.
Io con cappello e tascapane con documenti e biscottini d’emergenza.
Coniuge con fune di riserva e bacchetta di salice a mo’ di pungolo da usarsi solo in caso di pericolo.
Agnese con capezza rossa e oro e lunghina verde.
La sera prima aveva ricevuto doppia razione di erba così da non essere troppo distratta da quella che cresce sul percorso.
La novità della passeggiata la rende decisamente euforica.
Devo continuamente metterle il braccio davanti al muso perchè non sorpassi.
Alla prima pendenza io rallento e lei cerca di prenderla al galoppo, alla fine si rassegna a starmi dietro; mi spinge solo un paio di volte con il muso(“emmuoviti, goffo bipede!”) .
Primo ostacolo da superare: l’aia del mio vicino.
Appena vi entriamo si scatena la furia della sua muta di cani: Spino, Sofia, Giuggiola e Minnie (detta Nana).
Come si può evincere dai nomi non stiamo parlando di molossi: 20 cm. massimo al garrese di pelo lungo, nasi umidi e sfrontatezza.
In compenso fanno un fracasso infernale.
Agnese è terrorizzata.
Emette un raglio lamentoso volgendosi VERSO DI NOI! per avere soccorso, io le copro le spalle e il coniuge la porta fuori dall’aia.
Stiamo andando benissimo!
Di lì a 50 metri Agnese ha un attacco di insicurezza: abbiamo superato un vallone e due fossati senza problemi ma, improvvisamente, di fronte a un solchetto profondo 10 cm. si blocca, io lo attraverso due o tre volte ma lei non si fida, alla fine, un biscottino di emergenza la convince: salta con un balzo di un metro la depressione di 10 cm. e procediamo.
Viene la parte più difficile: il tratto asfaltato.
Incrociamo un trattore, che ignora, li vede tutti i giorni nei poderi vicini, il trattorista, invece, a momenti si ribalta nel fosso per osservare l’insolito equipaggio.
Poi incrociamo due auto e tutte e due le volte prova a girarsi per calciare, io mi metto di lato, la padrona la trattiene ed evitiamo incidenti .
Riusciamo ad attraversare la provinciale in un momento di pausa.
Agnese è un po’ sconcertata ma si affida a noi.
Saliamo su una pista ciclabile che ci permetterà di risalire sull’argine del torrente di lì a poche decine di metri.
I problemi seri sorgono con il primo motociclista: moto rombante in accelerazione ad almeno 130 km. orari in zona con limite 50 km/h.
Agnese carica i posteriori e cerca di partire al galoppo, la trattengo finchè non arriviamo al punto in cui ci possiamo di nuovo buttare verso l’aperta campagna, poi la lascio andare mentre mia moglie inveisce contro tutti i motociclisti dell’orbe terracqueo.
A trenta metri dalla strada, a pericolo scampato, Agnese si ferma ad aspettarci.
Poi è una passeggiata idilliaca fino a destinazione.
Agnese ha preso il ns. passo e lo mantiene anche con le variazioni di pendenza, la lunghina mai in tensione.
Resta solo da attraversare il guado.
Si tratta di uno di quei manufatti di cemento posati sopra alcuni tubi in cui scorre il torrente quando è in magra, coperti dall’acqua quando è in piena.
Praticamente un ponte senza parapetti largo 2 metri.
A metà guado arrivano due auto e Agnese si inchioda.
Scalino di un metro e acqua a destra e sinistra, due mostri meccanici davanti.
Mia moglie ha proseguito e non può spingerla.
I manuali dicono che non si dovrebbe mai tirare un asino e la longhina attaccata alla catenella, se messa in tensione, potrebbe farle male, comunque la afferro per la capezza e tiro.
Lo so, se fosse proprio convinta l’avrebbe vinta lei, ma, essendo solo indecisa, si fa portare oltre il guado, sia pure con riluttanza.
Gli automobilisti mi guardano con odio e ripartono (tempo impiegato per la manovra massimo 30 secondi).
Infine viene introdotta nel suo nuovo recinto dove Marty (l’ho soprannominato così per via dello sguardo ipertiroideo) che è un maschio intero, l’annusa speranzoso, rimediando un delicato calcetto.
Spero che la differenza di stazza frustri le speranze evidentemente espresse dal microbo, io un ibrido di muppet non ce lo voglio!
Con uno sguardo perplesso all’acqua di abbeverata di colore verdastro prendo accordi anche per far pareggiare gli zoccoli alla prima visita del maniscalco.
In tarda serata faccio un giretto: l’acqua, nonostante le promesse, non è stata cambiata, provvedo personalmente e chiedo a mio padre di dare una controllatina ogni tanto mentre sono via.
Quando mi vede, Agnese si dimostra insolitamente affettuosa, non riesco a scrollarmela di dosso, si struscia con il muso, mi tira gli abiti con le labbra, si appoggia per farsi accarezzare, spero che questa breve separazione non la faccia soffrire:(


adempimenti
Commenti : 4
pantagruele il 30-Giu-2008 in Generica
Diario lunghetto, da leggersi a rate, se lo inserissi a pezzi farei sparire dall’anteprima tutti gli altri e comunque sto per andare off line per un po’..

Giorno primo: “IL CODICE DI STALLA” ovvero: il codice disvelato

Gli asini devono essere iscritti all’anagrafe degli Equidi.
Fin qui ci siamo.
Come procedere?
Mi informo presso la locale associazione di allevatori.
Locale si fa per dire, ha un ufficio a 45 km. da casa mia.
Mi dicono che per iscrivere Agnese serve un “codice di stalla” rilasciato dall’AUSL.
Contatto l’AUSL e mi dicono che devo recarmi lì per fare domanda.
Anticipo una mezza giornata delle preziosissime ferie e mi reco al competente ufficio.
Proprio quel giorno non c’è alcun addetto (corso di formazione su nuovo software), una gentile signora, al fine di facilitarmi, si offre di raccogliere i miei dati, così facendo scopre che possiedo già un “codice di stalla”.
Trasecolo, vabbeh, ho due cani, un gatto e un pappagallo ma non sapevo che questo mi qualificasse come allevatore.
No, il codice di stalla mi è stato automaticamente assegnato con la denuncia obbligatoria dei miei alveari.
Ah, già, ho dovuto fare pure quella.
Vorrei far notare che le mie api non stanno in una stalla, bensì in una fila di graziose villette unifamiliari con vista parco, ma ingoio la mia indignazione e prendo atto di aver gettato alle ortiche mezza giornata di ferie.

Giorno secondo: “IL MICROCHIP” ovvero: “Il grande fratello”

Dopo aver spedito a mezzo Fax (ah, la tecnologia!) la domanda di iscrizione aspetto la chiamata del veterinario convenzionato.
Aspetto.
E aspetto.
E aspetto.
Dopo tre settimane chiamo l’associazione per sapere quanto devo ancora aspettare, mi dicono che dovrebbe essere già venuto da una quindicina di giorni, forse c’è stato un malinteso, comunque lo contattano loro.
A questo punto ricevo una chiamata dal suddetto veterinario convenzionato che mi dà appuntamento di lì a una settimana.
Il giorno fatidico ho il primo contatto con la nuova generazione di veterinari equini: le principali differenze con il veterinario del Montenegro consistono nella giovane età e nella ininterrotta conversazione urlata al cellulare.
Riesco pure a carpire una diagnosi volante su un cavallo con problemi di schiena “Tal’sé cl’ha che caval? L’ha la Rusghina! Tal sé sl’é la Rusghina? Un testa ad K***z sora la schina!”.
Per chi non capisse il vernacolo romagnolo ritengo utile chiarire:
penso che la diagnosi esprimesse la convinzione che i problemi sorgessero da una cattiva gestione nell’utilizzo dell’animale come cavalcatura.
In una pausa della conversazione mi chiede: “Scalcia?”
Mi trovo in difficoltà: appena arrivata Agnese era spaventata e scalciava per un nonnulla, ora è fiduciosa ma quest’individuo berciante è una novità assoluta.
Vedendomi dubbioso mi invita a trattenere la bestiola appoggiandomi al fianco per impedirle di girarsi.
In una seconda pausa della conversazione telefonica pianta un ago nel collo di Agnese che sobbalza appena.
Prova la lettura del microchip e si avvia verso l’auto.
Il tutto senza mai interrompere la chiamata.
Io consolo Agnese con un biscottino e la lascio al pascolo.
Seguono le firme sul cofano dell’auto e la registrazione della volontà di detenere l’asinella come animale di affezione (scelta irreversibile).
Vengo informato del fatto che il costo dell’operazione (48 €) lo potrò pagare quando ritirerò il passaporto.
Telefono all’associazione allevatori per sapere se possiamo disbrigare la cosa per posta, corriere o altro, non è previsto, ma hanno un veterinario itinerante, se passa dalle mie parti...
Contattatolo si rivela gentilissimo, praticamente mi consegna il documento a domicilio.
Io sono al lavoro ma ho avvisato mio padre che si è messo di vedetta a casa mia.
Orbene, mio padre considera suo dovere mettere dei limiti alla mia supposta eccentricità.
Quando legge sul documento “passaporto”, sapendo che stiamo per partire per una vacanza al mare in Croazia, preoccupatissimo non può fare a meno di chiedere: “ma non la vorrete mica portare con voi?”.
Pensandoci l’idea di per sè non sarebbe malvagia, ma non ho il trail, sul canotto non ci sta, il viaggio è lungo e, soprattutto, NON RIESCO A TROVARE UN BIKINI DELLA SUA MISURA!

Giorno terzo : “LA PROVA”

Microchip inserito, passaporto in mano, posso chiedere il test di Coggins, obbligatorio se voglio portarla a spasso, stavolta la cosa è velocissima.
Il veterinario lavora anche di sabato: appuntamento, sgambata sotto la pioggia fino al recinto di Agnese, prelievo velocissimo e via verso una nuova destinazione.
Dopo due settimane ci sono i risultati: Agnese è sana come un pesce (o come un somaro sano), 19 euro per le analisi e le pratiche amministrative sono finalmente concluse.
Devo dire che tutte le persone coinvolte sono state disponibili e hanno fatto di tutto per agevolarmi, anche così ci sono voluti quasi due mesi.
Chi ben comincia.....
Commenti : 3
donatella il 27-Giu-2008 in Generica
Ci siamo quasi,ancora una settimana e abbiamo finito di raccogliere il primo taglio di fieno,che quest'anno è stato veramente generoso,se il secondo sarà anche solo la metà,quest'inverno siamo in una botte di ferro!!
Polly,grazie al cielo,sembra guarita,ha ripreso a camminare,anzi accenna anche qualche passo svelto,quest'anno le cure sono state più lunghe del solito,ci ha fatto veramente preoccupare,ma tutto è bene quel che finisce bene.Abbiamo dciso di toglierla definitivamente dal recinto,così adesso se ne va in giro dove le pare,ogni tanto me la ritrovo davanti alla porta della roulotte a cercar mele,però così è più tranquilla,anzi oserei dire che è diventata particolarmente affettuosa e questo mi rende molto felice,anche se devo dire che è diventato un pò difficoltoso mettersi a tavola!!
Il piccolo Serafino è una vera peste,dimostra d'avere già un bel caratterino,ma è speciale quando parte in quarta e si fa di quelle galoppate da lasciarmi senza fiato,sta crescendo a vista d'occhio.
A proposito.... sia Polly che Carlotta sono gravide,perciò un altro anno lungo d'attesa e poi la famiglia,se Dio vorrà,si ingrandirà di nuovo!!
Una settimana di lavoro intenso e faticoso,che però è volata in un batter d'occhio,e la cosa più bella era la sera,quando al buio,uscivo e potevo starmene con i miei somari,quest'anno ci sono un sacco di lucciole,era una vita che non le vedevo.......che portino bene?
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