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Data inserimento : 21-03-2012 22:28:50

Autore :

Platero
Titolo : L’asino morente di Foum Zguid

Articolo :

Lo vedo da lontano. Sta in piedi contro al muro di terra che spicca dalla terra sul bordo della piazza di terra. L’ombra della palma si protende con pietà verso di lui, ma inutilmente: la terra sembra sul punto di avvolgerlo. Qualcuno passa lì attorno, ma nessuno fa caso a lui, solo io lo guardo. Quando lo raggiungo si slancia verso di me con un passo deciso, senza paura, ed emette un raglio fortissimo, violento, da far rabbrividire. Un raglio che pare impossibile possa provenire da quel corpo.
“No, noi non pratichiamo l’eutanasia. Nel villaggio dove sono cresciuto quando un asino diventa ammalato o vecchio viene portato vicino al fiume e lasciato lì. Dove ha acqua da bere ed erba da mangiare. Vicino al fiume, ad attendere la morte. La morte naturale.” Ahmed mi dice questo. Vicino al fiume, ad attendere la morte, con tutto ciò che sarebbe servito per la vita. Finalmente più nessuna fatica, finalmente più nessuna percossa. Ma questo asino è qua. Sul limite tra l’esserci e il non esserci. Al limite della piazza, oltre il limite dell’interesse altrui. Vicino al fiume la sua vita avrebbe cercato di riprendersi ciò che le sarebbe spettato da sempre, per diritto, per natura. Erba acqua ombra e riposo. Vicino al fiume, senza più i lacci alle zampe, la morte l’avrebbe condotto via più dolcemente. Ma questo asino è qua. L’uomo ha messo i lacci e la morte non riesce a prenderlo dolcemente.
Si avvicina ancora di più e protende la sua testa verso di me. Fa più paura che pietà. I suoi occhi gonfi e bordati di sangue, pieni di dolore, mi guardano negli occhi. Le orecchie, vecchia pelle logora senza pelo, si drizzano per un attimo, nello sforzo del profondo respiro e … il raglio, terribile, profondo, feroce. Cosa mi chiedi, cosa mi dici povero asino moribondo?
Poi arretra, o forse sono io ad arretrare. Le orecchie ricadono senza forza e la testa si piega sotto il peso di tutte le fatiche di tutte le violenze di tutte le offese. Il ventre è gonfio, le zampe esili portano i segni dei lacci come tacche incise da un coltello in un pezzo di legno. La schiena non è insellata come quando era oppressa dal carico, ma è curva, accorciata, raccolta sotto se stessa. Decisa a respingere ogni nuova violenza.
Non so cosa dire, non so cosa fare. Forse dovrei avere la forza di stringere le mie mani attorno a quel collo, di stringere forte e far cessare quel grido, quel raglio potente di accusa, di condanna, quel raglio terribile che non avrei mai voluto udire e che nella piazza di terra nessun’altro sembra avere udito. Invece sento che avrei la forza di caricarmi quel carico di pelle e vergogna, di mettermelo sulle spalle, facendogli appoggiare bene la testa contro al mio collo perché le orecchie non cadano, di tenergli con le mie mani quelle zampe intagliate e di camminare col passo lento come il suo, di camminare fino al fiume e là deporlo, sull’erba all’ombra di una palma. Sciacquare con l’acqua fresca quegli occhi gonfi. E andarmene, mentre il rumore dell’acqua sostituisce il suono di quel raglio terribile, quell’accusa all’uomo che non potrò mai dimenticare.

Fonte :

Platero

Questo articolo è stato visto : 13748 volte

Commenti all'articolo :


Inserito da : foxtrot il 22-03-2012 alle ore 08:46:03

Testo del commento :

Non riesco a smettere di piangere nel vedere e leggere questo tuo triste e crudo racconto.Mi sento in colpa per come a volte l'uomo riesce ad essere crudele ed impietoso verso gli altri viventi.Povero asino...

Inserito da : bruno il 22-03-2012 alle ore 17:34:50

Testo del commento :

Molto, molto toccante sia nello scritto che nelle immaggini. A volte certe popolazioni o persone non conoscono nè il rispetto nè la pietà.

Inserito da : cacaone il 22-03-2012 alle ore 22:02:36

Testo del commento :

non riesco a commentare

Inserito da : heidiepeter il 22-03-2012 alle ore 22:12:36

Testo del commento :

E' una vecchia storia, un lungo discorso di una grande parte della terra dove non c'è pietà per la sofferenza sia animale che umana.
Allora è meglio sparargli che lasciarli crepare cosi

Ha ragliato a te perchè ha visto che capivi che potevi aiutarlo.



Inserito da : lakai il 22-03-2012 alle ore 22:19:39

Testo del commento :

Il dolore fa parte della vita, si sa... e così... purtroppo, ci si augura sempre che almeno la morte non sia dolorosa, la cosa brutta è che spesso si soffre anche morendo. Bentornata Platero!

Inserito da : heidiepeter il 23-03-2012 alle ore 19:30:49

Testo del commento :

Il fatto è che in casi come questi la sofferenza è molto piu grave per via dello sfruttamento con pessimo mantenimento subito tuttta la vita, altrimenti si muore tranquilli di vecchiaia.


Inserito da : francescosid il 26-03-2012 alle ore 08:42:02

Testo del commento :

Nel sud del mondo e( e non solo) il livello di sensibilità è diverso quello che a noi sembra atroce è visssuto con normalità.
Un Caro saluto Platero.


Inserito da : rasti il 26-03-2012 alle ore 12:04:22

Testo del commento :

Ma perche' non hanno portato questa povera creatura al fiume e non l'hanno liberato come dicono di fare?

Io non capisco ,perche' lui no?!!

:-( tante realta' fanno male al cuore.


Inserito da : vale il 26-03-2012 alle ore 19:48:49

Testo del commento :

mi domando quanti anni ha l'asino, con chi ha vissuto, come ha vissuto, e come vive chi ha vissuto con lui.
mi chiedo se vive degli stessi stenti.
qui leggo solo la tua alterigia di donna evoluta e civilizzata, vedo le foto che hai postato, intuisco il tuo giudizio tranchant. leggo le tue conclusioni, di chi si impietosisce e scatta foto per non perdere il SUO dolore. della storia dell'asino non ne so niente, e neanche della storia di chi vive con lui.
forse lo porteranno al fiume domani, o forse no.
è troppo privilegiato il nostro osservatorio rispetto alla miseria altrui.
che ne sai di quello che stanno provando gli umani che hanno vissuto con lui.
glielo hai chiesto, sei andata a cercarli?

"Invece sento che avrei la forza di caricarmi quel carico di pelle e vergogna, di mettermelo sulle spalle, facendogli appoggiare bene la testa contro al mio collo perché le orecchie non cadano, di tenergli con le mie mani quelle zampe intagliate e di camminare col passo lento come il suo, di camminare fino al fiume e là deporlo, sull’erba all’ombra di una palma. Sciacquare con l’acqua fresca quegli occhi gonfi. "

ma che meraviglia! perchè non lo hai fatto?

perfino la dolce morte che avresti voluto regalargli è rimasta lettaratura.

no, non ci sto a questi "struggimenti".


Inserito da : vale il 26-03-2012 alle ore 19:59:12

Testo del commento :

ps se qualche americano fosse passato nel viottolo vicino a casa mia, e avesse visto come era messa la mia vecchia cagnola negli ultimi giorni della sua vita, probabilmente avrebbe scattato qualche foto, e si sarebbe portato con sè le proprie convinzioni. le avrebbe riguardate e ci avrebbe scritto un blog, su come gli italians vivono con i propri cani vecchi e sfruttati, senza sapere un cazzo di me.



Inserito da : lakai il 29-03-2012 alle ore 21:11:56

Testo del commento :

Ciò che dici è vero Vale, se n’era già parlato in un altro post con filmato proposto da Heidiepeter circa il misero trattamento di asini in Mauritania
Di certo noi “maggiormente civilizzati” non abbiamo granché diritto di criticare il loro modo di essere, né di vivere né tantomeno di trattare i loro animali, la miseria è brutta; ciò non toglie che uno possa provare pietà e sentirsi avvilito…frustrato per non poter far niente per far migliorare certe situazioni; l’unica cosa che resta è portarsi qualche immagine e mettere giù su carta le sensazioni provate, poi eventualmente condividerle con chi ti sta vicino, in questo caso…raglio.


Inserito da : Jolly il 30-03-2012 alle ore 12:01:47

Testo del commento :

Tra l'altro noi "maggiormente civilizzati" lo siamo da quanti anni? Da quando c'è stato il boom economico negli anni del dopoguerra...perchè, anche se io non c'ero (per ovvi motivi anagrafici ^_^) i miei genitori me ne han parlato parecchio, all'epoca la miseria e la fame era all'ordine del giorno...La priorità era mettere qualcosa sul piatto...non c'era sicuramente il tempo per pensare troppo ai "sentimenti" degli asini o in generale di tutti gli animali da "lavoro". Finchè ce la facevano lavoravano e poi...come si suol dire dalle mie parti, non si buttava via niente!
Poi gli anni son passati e la sensibilità è cambiata.
Mi dispiace per quel povero asino, per il suo destino e quello di tanti suoi simili... ma anch'io cerco di considerare anche a chi vive in quelle località (esseri umani)

Platero scusa il "fuori tema".

Vale per quanto riguarda i possibili commenti sulla tua cagnola ti posso dire che sei stata fortunata che nessuno abbia fatto foto...ti sei evitata non poche "rogne"!!! L'anno scorso quando ci è arrivata Perla con unghie tipo "zoccoli olandesi" nel giro di poco tempo è riuscito a venire il maniscalco a sistemargliele.
In quel lasco di tempo qualche buon "turista per caso" ha fatto un servizio fotografico e spedito tutto alla LAV. Con conseguente querela, ispezione veterinari, forestali, etc. Non abbiamo avuto conseguenze legali perchè avevamo tutto in regola e gli animali stavano tutti bene e son pasciutti...ma pensa moralmente come ci siamo duvuti sentire quando ci han detto che maltrattatiamo i nostri animali!!!


Inserito da : cacaone il 31-03-2012 alle ore 09:50:30

Testo del commento :

Solo ora leggo.
La vale che :
Qui leggo la tua alterigia di donna evoluta e civilizzata...

Pero'...
Se un grande QI produce queste sentenze preferisco avere un basso QI ,del resto gia' dichiarato.
Che persona meravigliosa questa vale...sospiro...


Inserito da : flanella il 17-04-2012 alle ore 22:29:09

Testo del commento :

Ecco, queste sono le immagini che non mi invogliano certo a fare viaggi in paesi che hanno un modo di concepire gli animali che non apprezzo. Gli animali per me sono l'anima buona del mondo, lo specchio della natura, ma mi rendo conto che per altri (dall'Africa all'Italia eh) sono spesso solo uno strumento di sopravvivenza/reddito (il concetto di "animali da reddito" è anche in Italia), o comunque un optional. Ho il ricordo di un cagnolino cucciolo morente che alcuni ragazzini si portavano appresso su una spiaggia a Bizerta, in Tunisia, e che usavano sbattere davanti al turista chiedendo soldi per comprargli il cibo. Ecco, mi devo sentire in colpa per aver provato orrore?

Queste situazioni mi fanno sempre più sentire l'inutilità di muoversi per il mondo da "turisti" (o "viaggiatori" che dir si voglia). Il viaggio, quello che in questo momento può essere alla mia portata, rischia di diventare allora solo un mero fatto estetico perchè le distanze tra le culture sono abissali e al turista/viaggiatore diventa davvero impossibile comunicare, scambiare qualcosa con il contesto. Pur conoscendo le mille motivazioni storiche che ci possono stare dietro, ho sempre più paura a recarmi in posti in cui è probabile assistere a scene di "maltrattamento" animale (quasi dappertutto).

Viviamo nel completo relativismo: chi mangia i cavalli, chi mangia i conigli, chi mangia gli agnelli, chi mangia i cani e chi mangia gli asini, chi ne è ferito, chi grida orrore e chi no. Il bisogno di condividere il cuore spezzato per certe scene è secondo me sempre da sostenere.
Grazie Platero.


Inserito da : Bicmak il 04-05-2012 alle ore 09:05:56

Testo del commento :

Tante belle parole...
Ma qualcosa si può fare: quello che fa heidiepeter in Grecia oppure, comodamente dal nostro divano, una donazione a Spana, una no profit inglese che assiste asini e muli nel mondo, soprattutto in NordAfrica. www.spana.org
È una specie di MediciSenzaFrontiere per gli asini.

Poi qui potremmo perderci chiedendoci se è meglio assistere le bestie o gli esseri umani... Ma non c'è lo spazio e io non mi sento all'altezza.


Inserito da : Biacione il 05-05-2012 alle ore 23:24:11

Testo del commento :

Queste immagini e il racconto delle emozioni si collegano in qualche modo ad una chiacchierata che ho fatto giorni indietro con un operaio in un'azienda agricola. L'operaio tunisino ha saputo della mia passione per gli asini e così si è aperto un dialogo sui nostri amici orecchioni. Mi ha raccontato le tradizioni del suo paese che da piccolo andava a scuola con l'asino e che durante la lezione lo teneva fuori dell'aula all'ombra di un albero. Mi ha fatto vedere i segni della convivenza quotidiana consistenti in cicatrici su varie parti del corpo. Ha iniziato mostrandomi un dente rotto mi ha raccontato che una mattina l'asino durante il tragitto per la scuola ha iniziato a zoppicare, così ha deciso di controllare sotto lo zoccolo solo che da piccolo era molto esile (a dire il vero non è che si è irrobustito molto con il tempo) e la sua forza non era sufficente ad alzare lo zoccolo così fece uno grande sforzo e alla fine l'asino alzò all'improvviso la zampa e lo colse impreparato colpendolo con il ferro sul dente che ancora oggi è rotto... Poi mi ha raccontato dell'usanza di ferrare gli asini solo davanti e di non usare i ferri al posteriore. Poi è passato a mostrarmi un taglio sul viso, che si era fatto giocando a nascondino e trovando rifugio sotto l'asino che evidentemente non ha apprezzato e l'ha colpito provocandogli una ferita sulla guancia. Mi ha raccontato delle piccole gare che faceva con i compagni che avevano un asino.
La parte più interessante del dialogo è stata quando mi ha detto che l'asino contrariamente a quanto pensavo io, non lo mangiano e non usano nemmeno il latte il motivo è legato al fatto che secondo una legenda popolare si diventerebbe stolti e stupidi. In realtà poi mi ha spiegato che il latte trova un utilizzo nell'alimentazione in quanto sempre secondo una credenza popolare facendo bere del latte d'asina di nascosto, specialmente ai bambini, si rendono immuni alla magia negativa e al malocchio...
L'ultima parte del racconto che è quella che si lega in qualche modo a questo articolo riguarda i periodi di siccità nei quali gli asini diventano un peso per le famiglie e così vengono abbandonati nei mercati a se stessi In queste occasioni ci sono delle squadre di cattura una sorta di accalappia-asini che li prendono e li utilizzano negli zoo e nelle riserve naturale come fonte di cibo...
Se le notizie sono vere e attendibili non lo so, posso solo dire che l'espressioni del viso erano cariche di emozioni quando ne parlavamo, è stato un bel momento.


Inserito da : giuli il 14-05-2012 alle ore 09:14:40

Testo del commento :

no comment....il suo padrone agonizzante legato li mi sembrerebbe cio che si merita...

Inserito da : msigis il 06-09-2012 alle ore 12:07:13

Testo del commento :

scusate la distanza temporale,
ed in merito alle considerazioni di vale...
x vale: la tua franchezza, mi pare in questo caso eccessiva ..
Furse Platero non ha intenzionalmente voluto contestualizzare il fatto come fosse una notizia o un freddo reportage etc.. ma scrivere dell'umore che la sua grande sensibilità ha evidentemente alterato.
Comprendo pure dove scaturisce la tua reazione ma anche in questo caso conosciamo quanto sia autentica Platero e nessuno ne puo' dire il contrario.
Penso che non ci sia miseria che giustifichi qualsiasi forma di crudeltà , sarai daccordo su questo no ?
La mia idea invece è che le immagini pubblicate sono anbigue (non capisco se l'asino sia legato..) :
1) E' un inutile crudeltà
2) o è' una sorta di pantragismo (l'ineluttabilità di una misera e tragica vita
ove le vicende umane e degli animali (esseri inferiori ?) non si possono discernere o no ?

ps// scusa Heidi se ho scomodato l'antica grecia...hahhhahah

ps// a quale vento mi hai associato ?

hahahah



Inserito da : TEGIN il 04-01-2013 alle ore 18:59:46

Testo del commento :

leggere questo articolo mi ha rovinato la serata...ho perfino un dolore fisico.

Inserito da : dentista il 02-11-2013 alle ore 19:06:19

Testo del commento :

(da "Storie di Alpini e di muli" di Giuseppe Bruno)

RACCONTO: Muli ed alpini in terra di GRECIA ed ALBANIA (seconda guerra mondiale 1940-45)

Nell'arco dei molti anni che hanno accomunato i muli agli alpini sono stati molti i ricordi, gli aneddoti ed i racconti che hanno avuto il mulo quale protagonista. Se pur consci che non basterebbero fiumi di inchiostro, o meglio, di battute sulla tastiera per renderli noti, ci fa piacere scriverne alcuni quale giusto compendio a queste pagine relative al nostro amico a quattro zampe.

"Tre volte cadde sulla mulattiera,
poi la mitraglia al suolo lo inchiodò;
nell'occhio spento c'era una preghiera
il conducente in capo lo baciò.

A cadere a terra è un mulo, uno dei tanti muli che trovarono la morte nel corso della Prima Guerra Mondiale. A baciarlo è un Alpino, di cui quel mulo fu fedele compagno d’armi. Insieme avevano percorso sentieri impervi, condiviso silenziosamente fatiche e rischi, sopportato con pazienza durissime privazioni. Insieme si erano sacrificati per la Patria.


Questo ricordo è narrato dal Gen. Giuseppe Bruno, ufficiale veterinario nelle campagne della seconda guerra mondiale sui fronti occidentali, greco-albanese con la Div. Tridentina ed infine russo con la Div. Cuneense e con la 121ma infermeria quadrupedi del Corpo d’Armata Alpino. Lo scenario è l’Albania ad Han:

…."era impressionante udire sulla mulattiera, di notte, l’affannoso ansimare dei conducenti e dei muli, contrappuntato dall’ossessivo "sgnac-sgnac" degli scarponi e degli zoccoli". "La notte l’è, ‘na brutta bestia " osservava qualche conducente allorché si facevano corvè al buio. E, in effetti, quell’ansito collettivo nelle ostili notti albanesi pareva uscire dalla gola di un mostro sconosciuto. Dopo tre, quattro ore la corvè raggiungeva le linee e per gli alpini che stavano lassù erano momenti di festa
perché "ostrega, el ghè ben fra ste bestiasse
el mul che gà la posta e il vin".
E il mulo che portava vino e posta era il primo ad essere liberato dal carico. Prima di riprendere la via del ritorno i conducenti si concedevano un’ora di sosta. In pochi minuti consumavano quel poco che avevano con sé, bevevano un caffè caldo ed un bicchiere di vino, attaccavano le musette di biada al muso dei quadrupedi e poi si buttavano nel primo ricovero col telo tenda che sempre portavano al seguito e si addormentavano d’acchito. Tre quarti d’ora di oblio e poi, giù in discesa, per una nuova cura integrale di fanghi. La discesa era forse più penosa della salita in quanto la fatica delle ore precedenti aveva rotto le ginocchia ed allentato i riflessi e più facilmente uomini e muli cadevano nel fango. Ma in coda alla colonna vi erano i conducenti ed i muli che non potevano, non dovevano cadere. Erano quelli addetti al trasporto dei feriti, dei congelati, non di rado morti. Un pietoso carico umano che poteva essere smistato nelle retrovie unicamente a dorso di mulo".


Inserito da : ono il 19-01-2014 alle ore 21:16:56

Testo del commento :

Forza ciuchini.
occorre fare qualcosa di buono per sostenere questo prezioso animale.


Inserito da : mesomara il 12-09-2015 alle ore 20:27:00

Testo del commento :

Mamma mia, povero, non vorrei essere stata al suo posto e neanche al tuo, io probabilmente non avrei neanche avuto il coraggio di avvicinarmi, il coraggio di stare a guardare la morte di un animale senza poter far niente.
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